l segretario generale del Pci conclude la IV Conferenza agraria nazionale del Pci con un discorso politico in Piazza Cavour pronunciato di fronte a tr…
1968 – 1979 La formazione di Partito
Sabino Colangelo arriva alla politica sulla base di quello tsunami di cambiamento che è stato il ’68. In quel periodo, cambia tutto: la famiglia, relazioni interpersonali, la morale e la
sessualità. Prima di una vera e propria rivolta politica, è in primis una rivolta esistenziale. Ma in questo nuovo clima, se da un lato quel furore giovanile pervade anche il giovane Sabino e lo lega alle battaglie dei suoi coetanei, dall’altro sono gli antichi valori della Resistenza, dell’antifascismo e delle aspre lotte per l’emancipazione degli operai e dei braccianti di Capitanata che esercitano il maggior fascino su di lui e gli fanno decidere da che parte stare. Palmiro Togliatti ma anche Giuseppe Di Vittorio, Luigi Allegato, Carmine Cannelonga, Michele Berardi e Michele Pistillo, figure di spicco del Partito Comunista Italiano di Capitanata, saranno i suoi maestri e modelli: con loro il tema dominante era il “partito nuovo” di Togliatti, le lotte per la terra, la rinascita del Mezzogiorno, il ruolo degli intellettuali e la storia dei gruppi dirigenti del partito.
Si iscrive così alla Federazione Giovanile Comunista Italiana nel 1968, iniziando a frequentare la storica sede di Via Lecce a Foggia, all’epoca cuore pulsante del movimento giovanile,
che sarà per tutta la vita il suo luogo di elezione. In quegli anni, frequenta la Scuola Politica di Frattocchie, l’istituto che formava i quadri di un Partito che si preparava a governare il paese, che diventa la sua università. Il Partito all’epoca era una scuola di vita. La laurea era un optional, serviva per esercitare le professioni borghesi. Per chi viveva il partito c’erano le Frattocchie.
Sempre grazie al partito inizia a scoprire il mondo. Non mancano, infatti, dei viaggi che delineeranno per sempre anche la sua futura visione politica. Come la missione del 1974 in
Germania Est, con la delegazione nazionale del PCI, per un viaggio di studio sull’economia e sulla società socialista.
Berlino Est lo impressiona molto ma sotto la porta di Brandeburgo, simbolo della DDR, la spiegazione del generale sovietico che illustra alla delegazione studio del PCI che i ragazzi dell’Est
fuggivano al di là del muro perché dall’altro lato c’erano donne appariscenti, non lo convince affatto mostrandogli tutti i limiti della propaganda. Nasce lì in Colangelo – che come altri suoi coetanei non avrà mai il mito dell’URSS – il disincanto per il blocco dei Paesi socialisti che Berlinguer qualche anno dopo definì “società dai tratti illiberali”.
Fin da subito, la disciplina di partito non gli impedirà mai di esercitare indipendenza di pensiero.
In quegli anni di apprendistato politico, inizia la sua ascesa nel cursus honorum del PCI. Dopo essere stato, infatti, segretario provinciale della FGCI, passa al partito con la delega all’organizzazione per dar vita ad un’operazione di rinnovamento. Sarà proprio quell’incarico che permetterà al mondo di saggiare le grandi capacità del giovane Sabino.
L’intelligenza è la qualità più spiccata ed evidente nel ragazzo: un ingegno completo, sia teorico che pratico.
In particolar modo, c’è un’occasione in cui Colangelo mette in mostra tutte le sue doti: la straordinaria manifestazione del 4 Aprile 1976, in cui Enrico Berlinguer fa il suo esordio da segretario del PCI a Foggia. L’organizzazione dell’evento presenta difficoltà di vario genere, soprattutto per la manifestazione conclusiva. La maggiore preoccupazione degli organizzatori è quella di assicurare al meglio la vigilanza e la sicurezza dei partecipanti ed al tempo stesso la protezione del compagno Berlinguer. Per Sabino e tutta la segreteria del partito foggiano un vero banco di prova.
Il corteo in piazza Cavour si rivela un grande successo: una delle manifestazioni politiche più affollate di sempre nel capoluogo dauno. Oltre trentamila persone, infatti, si riversano nelle strade per ascoltare Berlinguer. Lo stesso segretario, alla presenza di tutto il gruppo dirigente della Federazione, esprime pubblicamente un grande apprezzamento per l’organizzazione dell’evento.
Per Sabino, è la prima medaglia al valore.
Intanto, quelli sono anni di profondo cambiamento per il PCI. Al XIV Congresso del PCI del 1975, lo stesso Berlinguer sancisce l’abbandono della questione dell’uscita dell’Italia dal Patto Atlantico e dalla NATO, compiendo un atto politico che si inserisce nella logica graduale e complessa del superamento dei blocchi e del sostegno ad un processo di distensione nazionale ed internazionale. «La strategia del compromesso storico – afferma il segretario – non è solo una proposta di governo, ma una ipotesi complessiva di trasformazione democratica della società».
Nel 1976, il PCI raggiunge il massimo del suo consenso arrivando a 4 punti percentuali dalla DC alle elezioni politiche del 20 e 21 giugno. In piena estate, si forma un Governo monocolore democristiano, guidato da Giulio Andreotti, con l’astensione del PCI nel voto di fiducia. Analoghi accordi di “solidarietà nazionale” si vanno siglando anche nella Regione Puglia.
In quello stesso anno, Colangelo – che nel frattempo era stato nominato segretario del Comitato cittadino del PCI – è il protagonista della riproposizione dello stesso schema nella
formazione della nuova giunta del Comune di Foggia che vede l’intesa tra Democrazia Cristiana, PCI, Partito Socialista Italiano, Partito Social Democratico Italiano, Partito Repubblicano Italiano e Partito Liberale Italiano.
A giugno, infatti, si era votato alle Comunali di Foggia insieme alle Politiche. La DC aveva raccolto il 41,1% dei voti e si era vista attribuire 22 seggi, il PCI il 22,9% dei voti e 12 seggi, il PSI l’11% dei voti e 5 seggi, il Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale il 10,2% e 5 seggi, il PSDI il 9,6% e 5 seggi, il PRI il 2,5% e 1 seggio. La matematica della distribuzione dei seggi è importante da considerare perché le maggioranze si formavano in Aula e in Aula erano eletti i sindaci. Solo a novembre del 1976, a Foggia, si riesce a varare, dunque, una giunta del “compromesso storico” e Sabino Colangelo spiega questa operazione, vergando queste parole in un’edizione domenicale de “l’Unità” del 14/11/1976:
«L’astensione del PCI sulla elezione del sindaco e della giunta di Foggia, formata da Democrazia Cristiana, Partito Socialista e Partito Socialdemocratico, si fonda su un accordo fra tutti i partiti democratici della città. L’accordo espresso in un importante documento riconosce la caduta della pregiudiziale anticomunista e la necessità di un nuovo metodo di gestione della cosa pubblica che veda l’apporto costruttivo e paritario di tutti i partiti democratici, compreso il PCI […] Ormai è finita anche a Foggia l’epoca che il Partito comunista si esprimeva solo come forza di opposizione».
Si tratta ora di gestire questa nuova fase della vita politica cittadina sviluppando un’intensa partecipazione popolare per consolidare la solidarietà tra le forze politiche democratiche e
antifasciste. È tempo ormai di cominciare ad affrontare i problemi della città. Più impegnativi si fanno i compiti dei comunisti, maggiori le loro responsabilità, come è giusto che sia per un partito che ha aumentato in modo notevole la propria influenza tra i lavoratori».